Palazzo Santovetti

Il palazzo si trova nel centro di Grottaferrata, esisteva già nel Settecento e fu realizzato dalla famiglia Passerini, nel 1741 ospitò papa Benedetto XIV. Fu modificato nelle forme attuali a partire dal 1872 con l’acquisto da parte di Antonio Santovetti, che affidò il progetto all’architetto Enrico Celso Donnini. All’interno del palazzo è notevole la cappella, affrescata da Silvestro Capparoni. La cappella oggi ospita un bar (il Minibar), potete quindi ammirarla mentre sorseggiate un buon caffè. Fino agli anni cinquanta le grandi cantine del palazzo, oggi di proprietà della famiglia Ranchella, hanno ospitato le rinomate Cantine Santovetti, note a livello nazionale per la produzione di vini locali di ottima qualità. Il palazzo si trova all’angolo tra Via Santovetti e Corso del Popolo.

 

Villa Cavalletti

Confinante con Villa Grazioli e situata in via XXIV Maggio a Grottaferrata, Villa Cavalletti rimase proprietà della famiglia che le ha dato il nome dal 1596 fino ai primi decenni del Novecento quando divenne proprietà della Compagnia di Gesù. In origine messa in vendita dal cardinale Bartolomeo Cesi e acquistata dal marchese Ernesto Cavalletti la villa ha subito negli anni modifiche e riordinamenti apportati soprattutto nel XVIII secolo. La residenza si sviluppò sulla struttura di un casino del tardo cinquecento con un corpo di fabbrica compatto e serrato avente pianta rettangolare. Stretto tra due ali di dimensioni contenute, l’edificio si innalzava su tre livelli che superavano in altezza i due corpi aggettanti. Esternamente la residenza mostrava una facciata a cinque assi con lastra muraria rifinita ad intonaco e terminante in una coppia di file di bugnato rettangolare. Priva di contrasti chiaroscurali significativi il prospetto principale godeva della presenza di una sobria cornice come coronamento. Gli unici elementi ai quali venne conferito un risalto plastico furono il portale laterale e le finestre del piano nobile. Il portale, che garantiva l’accesso ad un minuto cortile, esponeva due colonne di peperino in stile ionico con capitelli che riprendevano le soluzioni michelangiolesche del collarino, delle volute diagonali e del festone. Queste ultime supportavano un frontone spezzato che esibiva al suo centro lo stemma in travertino della famiglia Cavalletti. Le aperture del piano nobile avevano, invece, una decorazione ad intonaco tipica delle capricciose e fantasiose soluzioni barocche. Vi si trova una necropoli preistorica tra le più grandi dei Colli Albani.

Villa Rossellini – Dusmet

Villa Rossellini-Dusmet, meglio nota solo come villa Dusmet, fu costruita davanti a villa Arrigoni-Muti alla fine dell’Ottocento da Zeffiro Rossellini, nonno del celebre regista Roberto Rossellini, e venduta nel 1919 al marchese Alfredo Dusmet. In seguito diventò di proprietà della famiglia Campello, e nel 1940 fu requisita dalla Regia Aeronautica come proprio quartier generale, passato ai tedeschi nel 1943 (probabilmente in collegamento con l’effimero aeroporto militare operativo in località Molara). Negli anni cinquanta fu restituita ai Campello, che nel 1952-1953 vi ospitarono l’esule Faruq I d’Egitto, che in seguito visse ad Albano Laziale presso la villa che ospita l’attuale istituto professionale di stato Nicola Garrone. Nel 1966 fu acquistata dalle suore pallottine.

Villa Gavotti-Gioacchini

Vlla Gavotti GioacchiniLa villa, che nel Cinquecento era un casino di campagna sito in località Campovecchio di proprietà della famiglia Laghi, fu acquistata nel 1614 dal marchese Lorenzo Gavotti, che ampliò l’edificio e sistemò la tenuta. Nel 1798 un erede del marchese, Alessandro Gavotti, vendette la villa a Vincenzo Onelli al prezzo di 10.000 scudi pontifici. Tuttavia l’Onelli su suicidò nel 1815, forse in conseguenza della caduta di Napoleone Bonaparte che aveva reso nullo il valore delle azioni da lui acquistate nel periodo napoleonico: i suoi discendenti mantennero la proprietà della villa solo per venderla ai Lugari-Spiga alla metà dell’Ottocento. Questi proprietari a loro volta vendettero la villa ai Gioacchini all’inizio del Novecento, che ne sono ancora proprietari. E’ dotata di una chiesina e di una bella vasca circolare. La facciata principale è articolata nella zona inferiore da un piccolo avancorpo decorato con lesene. All’interno, invece, le stanze del piano nobile sono decorate con affreschi rappresentanti le stagioni, paesaggi campestri, marini e figure simboliche.

Villa Rasponi

Nel Settecento la proprietà della tenuta appartenne alle famiglie Scarsella e Lema, e venne acquistata da Eugenio Rasponi nel 1821: egli costruì la villa, e la vendette per 8000 scudi pontifici al principe Camillo Aldobrandini. Durante la seconda guerra mondiale vi fu alloggiato un comando tedesco. Gli interni della villa sono stati affrescati da Domenico Crespri detto “il Passignano”, Pietro da Cortona e Ludovico Cardi detto “il Cigoli”.

Villa Senni

La villa fu edificata nel Seicento dal prelato Giovanni Giustino Ciampini, che possedeva vaste proprietà nella zona sottostante, che da lui prese l’attuale denominazione di Ciampino. Originariamente chiamata villa Sant’Andrea, dalla vicina località di Gregna di Sant’Andrea, l’edificio diventò di proprietà della famiglia Senni alla metà dell’Ottocento. Fu sede di un comando tedesco durante la seconda guerra mondiale, in posizione strategica sopra la galleria ferroviaria della ferrovia Roma-Frascati nella quale erano nascosti i due cannoni ferroviari Krupp K5 da 238 mm capaci di bombardare la testa di ponte alleata di Anzio, tanto ricercati dagli anglo-americani nelle loro micidiali incursione aeree sui Castelli Romani. Attualmente, completamente ricostruita, ospita una casa di riposo per anziani retta dalle Suore Ospedaliere del Sacro Cuore di Gesù.

Villa Grazioli

Villa Bracciano-Montalto-Grazioli, chiamata confidenzialmente solo villa Grazioli, è una delle 12 Ville Tuscolane. Venne costruita nel 1580 dal cardinale Antonio Carafa, fondadola probabilmente su alcuni resti di età romana: il cardinale Carafa ebbe tra i suoi ospiti anche papa Gregorio XIII, che consacrò la cappella privata della villa.
Nel 1591 la proprietà della villa passò in eredità al cardinale Ottavio Acquaviva d’Aragona, che nel 1606-1607 la affittò ai Borghese: fu proprio il cardinale Scipione Caffarelli-Borghese ad acquistare la villa nel 1613 per la somma di 20.000 scudi pontifici.
Tuttavia l’anno seguente il cardinale Borghese pensò bene di permutare la villa criptense con il cardinale Ferdinando Taverna in cambio della più prestigiosa villa Mondragone in territorio di Monte Porzio Catone.
Lo stesso cardinale Taverna vendette la villa al principe Michele Peretti, ed in seguito la proprietà dell’immobile e della sua tenuta passò ai Savelli e, dal 1638, agli Odescalchi, che la vendettero solo nel 1870 al duca Pio Grazioli.
Durante la seconda guerra mondiale la villa ha ospitato un comando tedesco e dopo la guerra alcune famiglie di sfollati di guerra frascatani: attualmente l’edificio, riportato all’antico splendore dopo le devastazioni belliche, ospita il Park Hotel Villa Grazioli.
Gli interni del piano nobile sono completamente affrescati con temi mitologici, storici e pastorali svolti da Agostino Ciampelli (ma alcuni hanno pensato ad Annibale Carracci o a Federico Zuccari) e da Giovanni Paolo Pannini, mentre l’ampliamento della villa compiuto tra il 1696 ed il 1698 per volere del principe Livio Odescalchi fu progettato dall’architetto Giovanni Battista Fontana.

Villa Grazioli nel territorio dei Castelli Romani

Ville e giardini di Frascati raggiunsero il loro massimo splendore intorno al secondo decennio del XVII secolo. Al viaggiatore che proveniva da Roma, esse dovevano apparire come un complesso unitario e organico fin dal 1620, data cui risale la veduta incisa dal Greuter che reca il titolo: “E” fatta celebre la città di Frascati dalla vaghezza delle sue ville suburbane”. La vicinanza di Frascati a Roma faceva sì che a distanza di secoli si ripetesse per il suo territorio un uso analogo a quello che se ne era fatto in età romana, quando il colle del Tuscolo era stato prescelto come sede preferita di ville e giardini da parte dei più potenti ed illustri cittadini romani, tra i quali Catone, Lucullo e Cicerone. La fondazione della Villa si colloca all’inizio di quel processo di trasformazione che avrebbe fatto di un territorio agricolo, quale era il Tuscolo alla fine del Cinquecento, una straordinaria sede di rappresentanza; e coincide con gli anni in cui il pontefice Gregorio XIII, trascorrendovi sempre più frequenti soggiorni, e conducendovi, al suo seguito, i più fidati collaboratori e gli ospiti più insigni, cominciava ad imporre un nuovo segno alla destinazione dell’area di Frascati. Il pendio del Tuscolo, come si presentava allora, cosparso di imponenti rovine di antiche ville romane, offriva un clima adatto a chi cercasse una pausa di raccoglimento fra le gravi responsabilità che la politica della Controriforma imponeva alle gerarchie della Chiesa.
La Villa venne fatta costruire dal cardinale Antonio Carafa: una lapide all’interno della cappella riporta il testo di un “breve” di Gregorio XIII che consacra il sacello a S. Giovanni Battista Questo testo, datato 1580, suggerisce quali fossero le intenzioni del cardinale A. Carafa nel costruirsi una villa: “Il nostro diletto figlio Antonio Carafa…. per riprendersi dalle fatiche che assiduamente sostiene per la Chiesa, si è costruito una villa nell’agro del Tuscolo avendo in animo non tanto di abbandonarsi agli agi e allo svago, quanto piuttosto di attingere, nella tranquillità, ai celesti nutrimenti dello spirito”.
All’ideale del godimento dei piaceri terreni offerti dalla campagna, così diffuso in epoca rinascimentale, si sostituiva quello di salute dello spirito, recupero del rapporto con Dio e liberazione dalle pressioni di un’attività lavorativa molto intensa In quegli anni era in atto la riforma religiosa, sancita dal Concilio di Trento: rinnovamento morale, dedizione e pietà rappresentano i canoni fondamentali della Chiesa e i valori da impartire alla società.
Stimato uomo irreprensibile e studioso di valore, il cardinale Antonio Carafa (Napoli 1538 – Roma 1591) fu preposto alla “Congregazione degli interpreti del Concilio”, in cui aveva il compito di interpretare la dottrina ed i canoni del Concilio di Trento per trasformarli in norme operative. Essendo profondo conoscitore del greco e dell’ebraico, il cardinale Carafa curò un’edizione critica della Vulgata. A Gregorio XIII lo legavano rapporti di stima e di affetto, come appare anche dal testo del “breve” che consacra la cappella della villa Esso rispecchia significativamente questo legame e la comune aspirazione ad un isolamento devoto e contemplativo, che è componente primaria della vita in villa sullo scorcio del XVI secolo.
Alla morte del Carafa, avvenuta nel 1591, la sua villa passa in proprietà di Ottavio Acquaviva d’Aragona (Napoli 1560 – Roma 1612), suo parente.
Dell’antico casato napoletano dei duchi d’Atri, l’Acquaviva, che avrebbe avuto la porpora cardinalizia nel 1593 da Clemente VIII, univa alla cultura umanistica e religiosa doti di abilità diplomatica e una conoscenza del diritto che gli permisero incarichi di rilievo. Nel 1605, tornato a Roma dopo una missione diplomatica ad Avignone, viene nominato Arcivescovo di Napoli. La sua influenza nella vita pubblica fu accresciuta dall’importanza della sua famiglia. Era infatti nipote di Claudio Acquaviva, il generale dei Gesuiti che dava una nuova direzione in quegli anni alle strutture e agli indirizzi pastorali della Compagnia. Da un documento dell’epoca, sappiamo che nel 1606 il cardinale Acquaviva partiva per Napoli, la diocesi cui era stato preposto, lasciando la “bella villa” in prestito ai fratelli del nuovo pontefice, eletto nel 1605, Paolo V Borghese. Gli stretti rapporti che legavano il cardinale alla famiglia del neoeletto pontefice, sono deducibili dall’accostamento dello stemma dei Borghese a quello degli Acquaviva in uno degli affreschi al piano nobile della villa.
La decorazione di gran parte dei soffitti e delle volte al piano nobile, è da mettere sicuramente in relazione con le committenze del cardinale Acquaviva, il cui stemma appare in tutti questi ambienti, talvolta ricoperto, ma quasi sempre leggibile, dallo stemma dei proprietari successivi. Questo ciclo di affreschi che arricchisce la villa tra il 1603 e il 1607, è un compendio fra i più affascinanti della tematica decorativa delle ville di Frascati.

 

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