Storia di Grottaferrata

Età Antica

la prima presenza umana nel territorio di Grottaferrata è riferibile alle necropoli di Boschetto, Villa Cavalletti e Villa Giusti, risalenti al periodo laziale I e II A (1000 a.C. – 830 a.C.): la necropoli di Villa Cavalletti è anche una delle più vaste dell’epoca, con una cinquantina di tombe. Nella necropoli di vigna Giusti invece sono presenti strutture più sofisticate, che presentano delle pseudo-cupole ed un ricco corredo funerario con rozze figurine votive umane.

In età romana il territorio criptense non venne toccato da insediamenti importanti, tranne alcune ville suburbane di ricchi cittadini romani come Marco Tullio Cicerone (probabilmente presso l’attuale abbazia di Santa Maria di Grottaferrata) e la famiglia degli Scriboni-Libones a Castel de’ Paolis, ai confini con Marino.
Il sito di Grottaferrata inoltre, per la sua vicinanza con l’importante città di Tusculum e per la presenza della via Latina, venne probabilmente evangelizzato da san Paolo di Tarso e da san Pietro apostolo, che secondo una tradizione avvalorata da più fonti diffusero il Cristianesimo nell’area dei Colli Albani. Il cristianesimo del resto nel III secolo era già ben organizzato nell’area tuscolana, a giudicare dall’esistenza delle catacombe di Ad Decimum rinvenute al X miglio della via Latina, presso l’attuale Borghetto di Grottaferrata: ed un altro sepolcreto cristiano doveva sorgere attorno al XII miglio della via Latina, presso l’attuale Bivio. Nel 370 Giovanni di Cappadocia, allievo di san Basilio Magno, fondò un monastero basiliano al XV miglio della via Latina, presso l’antica Roboraria e l’attuale Molara:[21] la presenza di religiosi orientali nel Lazio e nel Mezzogiorno d’Italia era all’epoca molto forte, basti pensare che nell’XI secolo si calcolavano circa 540 monasteri basiliani nelle sole regioni peninsulari meridionali più il Lazio meridionale e la Sicilia.

Il Medioevo

Nel corso del VII, dell’VIII e del IX secolo i papi estesero il proprio potere temporale su Roma e sul Lazio approfittando del vuoto del potere politico: in quest’epoca nacque l’organizzazione del territorio in patrimonia e massae rurali, latifondi gestiti da diaconi direttamente soggetti al papa. Attorno al XII miglio della via Latina ed a Valle Marciana sarebbe stata collocata una massa, la Massa Marulis, presso la quale sorgevano almeno due chiese menzionate in numerosi passi del Liber Pontificalis. Nell’846 un’incursione saracena seminò terrore e distruzione in molti luoghi dell’Agro Romano, fino ad Ariccia, Frascati ed agli Appennini: la minaccia saracena gravò sul Lazio meridionale fino al 926, quando i maomettani furono definitivamente scacciati dalla Ciociaria.

Nel 1004 san Nilo da Rossano raggiunse il Lazio dalla Calabria dopo il suo lungo peregrinare per varie località del Sud Italia, e si sistemò con i suoi seguaci presso il summenzionato cenobio basiliano di Sant’Agnese alle pendici del Tuscolo. Gregorio I dei Conti di Tuscolo, esponente di spicco della potente casata romana dei Conti di Tuscolo, donò allora al monaco calabrese un terreno prossimo al XII miglio della via Latina occupato da resti di strutture romane: nacque così l’abbazia di Santa Maria di Grottaferrata. San Nilo morì pochi mesi dopo aver fondato il monastero, al tramonto del 25 settembre 1004.
I suoi compagni proseguirono i lavori ed in breve la chiesa abbaziale venne completata e poté essere consacrata da papa Giovanni XIX, figlio di Giovanni I dei Conti di Tuscolo, il 17 dicembre 1024, sotto l’intitolazione della Madonna di Grottaferrata.

I primi archimandriti dell’abbazia dopo san Nilo furono Paolo, Cirillo e san Bartolomeo il Giovane: l’abbazia inoltre ottenne da molti papi il riconoscimento della propria autonomia rispetto ai cardinali vescovi della diocesi suburbicaria di Frascati.

La tradizione racconta che papa Benedetto IX, per fare ammenda della propria vita scandalosa, nel 1048 si fece monaco basiliano presso l’abbazia criptense, dove morì nel 1065. Il suo sepolcro è probabilmente stato ritrovato durante alcuni scavi ottocenteschi sotto al pavimento della chiesa abbaziale.

Nel 1155 Guglielmo I “il Malo” di Sicilia saccheggiò le terre dell’abbazia, imitato nel 1163 da Federico I “Barbarossa” del Sacro Romano Impero: i monaci di conseguenza fuggirono dall’abbazia e ripararono a Subiaco presso i monaci benedettini, portando con sé grandi ricchezze. Pochi anni dopo, nel 1241, l’imperatore Federico II “di Svevia” del Sacro Romano Impero saccheggiò nuovamente l’abbazia, portando via pregevoli opere in bronzo di età romana.

Durante le guerre tra papa Urbano VI e l’antipapa Clemente VII combattute all’inizio dello Scisma d’Occidente (1378-1417), nell’aprile 1379 l’archimandrita Girolamo diede ospitalità all’esercito antipapalino formato da mercenari francesi e bretoni che il 21 aprile affrontò l’esercito papalino comandato dal capitano di ventura italiano Alberico da Barbiano nella battaglia di Marino, svoltasi nell’attuale Valle dei Morti tra Marino e Castel de’ Paolis.

Età moderna

Dal Quattrocento al Seicento

Papa Martino V nel 1428 ridusse l’abbazia a commenda, nominando il primo abate commendatario nella persona di tale Oddone de Variis, un proprio parente fedele alla causa della sua famiglia, i Colonna. Il successore di Martino V, papa Eugenio IV, nel 1432 abolì la commenda e nominò archimandrita Pietro Vitali, già archimandrita prima del 1428: questi si impegnò a recuperare tutti i beni dell’abbazia ed intervenne al concilio di Basilea, Ferrara e Firenze (1431-1439) in merito alla riunificazione della chiesa cattolica e della chiesa ortodossa.

Nel 1462 papa Pio II istituì nuovamente l’abbazia in commenda, nominando abate commendatario il cardinale Basilio Bessarione, che non solo si interessò della sistemazione del patrimonio librario ma fece redigere la “Platea” o “Regestum Bessarionis”, un elenco di tutte le proprietà dell’abbazia. Nel 1463 Pio II, durante la sua visita ai Castelli Romani, visitò Grottaferrata, lasciando una viva testimonianza del viaggio nei suoi “Commentarii”.

Alla morte del cardinale Bessarione nel 1472 gli succedette come abate commendatario il cardinale Giuliano della Rovere (che nel 1503 diventerà papa Giulio II), il quale pensò bene di prevenire ogni futuro saccheggio dell’abbazia dopo l’ultimo dell’estate 1482, perpetrato ai danni dei monaci basiliani dalle soldatesche di Fabrizio I Colonna, alleato del duca di Calabria Alfonso d’Aragona nella guerra tra papa Sisto IV e Ferrante d’Aragona. Fu così rapidamente realizzata l’imponente cinta muraria dell’abbazia, che risultava già almeno parzialmente compiuta nell’ottobre 1492, quando l’elezione di papa Alessandro VI mise in allarme il cardinale della Rovere che si rifugiò nell’abbazia, salvo poi dover fuggire nella più fortificata Ostia (1494) e quindi in Francia.

Con la morte di Alessandro VI, dopo il breve papato di transizione di papa Pio III (settembre-ottobre 1503), nel novembre 1503 salì al soglio papa Giulio II, che concesse immediatamente la commenda dell’abbazia di Santa Maria di Grottaferrata alla famiglia Colonna, nella persona del cardinale Giovanni Colonna, cui nel 1508 succedette Pompeo Colonna. Tra il 1512 ed il 1535 la commenda spettò al cardinale Ippolito de’ Medici, cui succedette tra il 1535 ed il 1555 il cardinale Giovanni Maria Ciocchi del Monte (che lascerà la commenda per diventare papa Giulio III). Tra il 1554 ed il 1557 la commenda spettò al cardinale Fabio Colonna, ma gli venne tolta da papa Paolo IV durante una guerra contro i Colonna, ed incamerata ai beni della Camera Apostolica.

L’abate commendatario Alessandro Farnese il Giovane, in carica dal 1564 al 1589, fu il primo abate commendatario della famiglia Farnese. Il secondo fu il cardinale Odoardo Farnese, in carica dal 1589 al 1626. Nel periodo farnesiano venne costruito ed affrescato il palazzo dell’abate commendatario all’interno del recinto dell’abbazia di Santa Maria di Grottaferrata e venne realizzata la decorazione della cappella dei Santissimi Nilo e Bartolomeo, eseguita da Domenico Zampieri detto “il Domenichino”.

Alla morte di Odoardo Farnese, iniziò il periodo degli abati commendatari della famiglia Barberini: il primo fu Francesco Barberini “seniore”, in carica dal 1626 al 1679: seguirono il cardinale Carlo Barberini dal 1679 al 1704 ed il cardinale Francesco Barberini “iuniore” dal 1704 al 1738.

Dal Seicento alla seconda metà dell’Ottocento

Nel Settecento, si succedettero abati commendatari appartenenti a diversi famiglie: il fiorentino Giovanni Antonio Guadagni dal 1738 al 1759, il veneziano Carlo Rezzonico “iuniore” dal 1759 al 1799, infine il romano Ercole Consalvi che fu l’ultimo abate commendatario, in carica fino alla definitiva abolizione della commenda nel 1824.

Nel 1761 papa Clemente XIII promulgò un motu proprio con cui regolamentava lo svolgimento della Fiera di Grottaferrata in due periodi, a marzo e a settembre: se la fiera di settembre è attestata già dalla seconda metà del Quattrocento, la fiera di marzo più antica di cui abbiamo memoria è dei primi anni del Seicento.

Durante la Repubblica Romana (1798-1799) l’abbazia venne probabilmente occupata dai francesi, che chiusero e saccheggiarono diversi conventi dei Castelli Romani. Ad ogni modo, fu solo con l’occupazione napoleonica del 1807 e l’annessione del Lazio alla Francia che la commenda venne abolita, i beni abbaziali espropriati (nonostante la controversia giuridica sollevata dai monaci basiliani) e Grottaferrata con il suo territorio aggregati al cantone di Marino. Con il ritorno di papa Pio VII nello Stato Pontificio nel 1814 il cardinale Consalvi poté rientrare nel possesso della commenda e in tale posizione rimase fino alla sua morte, nel 1824. In seguito ad alcuni scandali sorti nell’abbazia papa Gregorio XVI nominò visitatore apostolico ad acta Mario Mattei, cardinale vescovo della diocesi suburbicaria di Frascati.

Il 3 giugno 1848 Grottaferrata ottiene l’autonomia comunale da papa Pio IX: il primo sindaco criptense è il commerciante Giovanni Passamonti, che era stato fra i più impegnati per dotare il paese dei servizi fondamentali che consentissero l’aumento della popolazione ed il conseguente riconoscimento dell’autonomia rispetto alla comunità di Frascati. Il primo sviluppo urbanistico venne incentivato lungo l’asse dell’attuale corso del Popolo; viene inoltre assicurato un regolare rifornimento idrico anche al di fuori dell’abbazia.[48] Nel frattempo, le cartiere vengono modernizzate dal nuovo proprietario Luigi Passamonti e nel 1868 lo stabilimento inizia a produrre la carta moneta dello Stato Pontificio.

Età contemporanea

Il decoro urbano e l’impianto fognario di corso del Popolo venne deciso dall’intervento dell’architetto Agostino Mercandetti del 1872; nel frattempo il paese si espande in direzione di Frascati e Squarciarelli, lungo la direttrice della strada statale 216 via Maremmana III. Vengono edificate le nuove chiese periferiche del Sacro Cuore (1918-1928) e di San Giuseppe (1889). Si moltiplicano i villini eclettici e liberty della medio-alta borghesia romana, mentre a Squarciarelli nel 1921 sorge la celebre fabbrica di ceramiche artistiche dei fratelli Tidei.

Dalla seconda guerra mondiale al Duemila

Se il centro abitato di Grottaferrata non è stato sconvolto dalle incursioni aeree anglo-americane, il territorio criptense è stato colpito marginalmente con il bombardamento della sorgente dell’acquedotto di Squarciarelli l’8 settembre 1943 e con la distruzione dell’aeroporto militare tedesco in località Molara il 30 gennaio 1944. Proprio in comune di Grottaferrata, nella galleria di Colle Oliva della ferrovia Roma-Frascati, presso Villa Senni, i tedeschi avevano nascosto due cannoni ferroviari Krupp K5 da 238 mm capaci di bombardare la testa di ponte anglo-americana di Anzio: mentre tutte le altre postazioni simili nascoste in varii luoghi dei Castelli Romani furono individuate ed annientate con i bombardamenti aerei, i due “cannonissimi” rimasero indenni ed oggi uno di essi, soprannominato dagli americani “Anzio Annie”, è esposto ad Aberdeen, Maryland, negli Stati Uniti, presso il Proving Grounds Museum. La mattina del 4 giugno 1944 i primi reparti anglo-americani raggiunsero Grottaferrata dopo gli ultimi scontri con i tedeschi sul Monte Cavo, e si dirigono rapidamente verso Marino dove alcuni tedeschi oppongono resistenza presso la località San Rocco.

 

Fonte: Wikipedia

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