ORARI E VISITE GUIDATE

Sabato e domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.00 – Prezzo biglietto: 3 Euro

Le visite guidate al museo sono gratuite e curate da volontari del Gruppo Archeologico Latino “Bruno Martellotta”. Per prenotazioni chiamare il numero 340/9619736.

 

 

Storia del Museo

Il Museo, istituito nel 1894 per volere dell’abate Giuseppe Cozza Luzi, si trova nel monastero di San Nilo all’interno del Palazzo del Commendatario, contiene una raccolta di reperti archeologici e materiali artistici raccolti nel corso dei secoli dai monaci basiliani, secondo una sentita vocazione alla “conservazione”. Molti reperti provengono dagli scavi delle vicine catacombe o dalle rovine delle lussuose ville romane della zona, altri sono stati donati da importanti protettori dell’Abbazia a partire dal XV secolo fino ai primi decenni del XIX; i rimanenti, infine, risalgono al periodo medievale della storia del Monastero.

La collezione archeologica è costituita, oltre che da una celebre stele antica, datata tra la fine del V e gli inizi del VI secolo a.C., con giovane defunto seduto, anche da numerosi reperti marmorei, sarcofagi, ritratti tra cui uno di Alessandro Magno e uno di Costantino; presenta, inoltre, un’interessante serie di iscrizioni per lo più funerarie.

Notevole è anche la raccolta storico-artistica, comprendente affreschi della chiesa medievale, ceramiche islamiche e siciliane, oggetti e rari paramenti sacri, come il prezioso Omophorion, palio episcopale in seta e oro, del XIV secolo.

Nel Museo è prevista anche la ricostruzione dell’ipogeo detto “delle Ghirlande”, un sepolcro di età imperiale rinvenuto nel 2000 nei pressi della catacomba Ad Decimum e di Grottaferrata, che ha restituito i sarcofagi e le deposizioni do Aebutia Quarta e di T. Carvilinus Gemellus, rispettivamente padre e figlio. Tra gli oggetti del corredo si segnala anche un prezioso anello di pregevole manifattura, in oro e cristallo di rocca.

L’itinerario museale si sviluppa in sette sale espositive, lungo il quale sono presentati reperti archeologici, opere d’arte e suppellettile liturgica, databili dal V secolo a.C. al XX secolo.

Percorso espositivo e opere

 

Sala I – Scultura e ritrattistica antica
Le opere, che aprono la sezione dedicata alla collezione archeologica dell’Abbazia, hanno in comune la funzione commemorativa alla quale erano dedicate, pur provenendo probabilmente da contesti diversi. Di rilievo:

  • Statua femminile panneggiata (secondo quarto del II secolo d.C.), in marmo: la figura acefala, presentata in posizione eretta, indossa una tunica (chitone) ed un mantello (himation).
  • Ritratto di Costantino I il Grande (321 d.C. ca.), in marmo.

 

Sala II – Ipogeo delle Ghirlande e collezione dei rilievi
Nella sala è ospitata:

  • Ricostruzione della camera sepolcrale dell’ipogeo delle Ghirlande, un sepolcro databile alla prima età imperiale, rinvenuto nel 2000 in località Ad Decimum, al X miglio della Via Latina, nei pressi della catacomba omonima, contente: Due sarcofagi marmorei, ornati da ghirlande, che erano le deposizioni del giovane Tito Carvilio Gemello, defunto a 18 anni, e di sua madre Ebuzia Quarta, morta dopo di lui.

Inoltre, nella sala è conservata la collezione dei rilievi, tra i quali si notano:

  • Stele funeraria con Giovane seduto intento alla lettura ed una pantera (430 – 420 a.C.), in marmo, di ambito attico: l’opera, di stile partenonico, è documentata nell’abbazia a partire dal XIII secolo, proveniente da una delle ville della zona.
  • Rilievo con Trasporto funebre (metà del I secolo), in marmo, rinvenuto nell’orto dell’abbazia nella prima metà del XVII secolo: l’opera raffigura probabilmente Achille trasportato da Aiace ed Ulisse.

 

Sala III – Sarcofagi e rilievi funerari
La collezione archeologica dell’Abbazia comprende anche alcuni sarcofagi di età romana, provenienti dal territorio limitrofo, tra i quali si segnalano:

  • Fronte di sarcofago con Processione dionisiaca (terzo quarto del II secolo), in marmo.
  • Cassa di sarcofago con Ritratto del defunto ed allegorie delle quattro stagioni (metà del III secolo), in marmo.

 

Sala IV – L’Abbazia dalla fondazione all’età gotica
La sala presenta alcune opere che documentano la storia dell’Abbazia dalla fondazione all’età gotica, tra le quali si segnalano:

  • Transenna traforata con motivo a pelte (V secolo), in marmo: l’opera, riutilizzata nel 1131, riporta un’iscrizione nella quale si leggono i nomi dei primi tredici abati, a partire da san Nilo fino a quello in carica Nicola II.
  • Storie della vita di Mosè (seconda metà del XIII secolo), affreschi staccati, provenienti dalla navata centrale della Chiesa abbaziale.
  • Sportelli di tabernacolo con Annunciazione e San Nilo e san Bartolomeo il giovane (fine del XIII secolo), tempera su tavola, attribuiti al cosiddetto Secondo maestro del ciclo di Mosè: questi erano gli sportelli del tabernacolo dell’icona della Madre di Dio (Theotókos), conservata sull’altare maggiore della chiesa abbaziale.
  • Frammento di vetrata con Santo (XIII secolo), che era inserita entro una bifora gotica aperta in prossimità del presbiterio.
  • Due piccole colonne (XIII – XIV secolo), in maiolica smaltata, di bottega dell’Italia meridionale.

 

Sala V – Riuso dei materiali antichi
La sala documenta, attraverso alcuni esemplari tutti provenienti dal complesso abbaziale, il diffuso fenomeno del cosiddetto reimpiego, ossia il riutilizzo di materiali antichi in epoche successive, tra i quali spiccano:

  • Lastra con iscrizione di sentenze filosofiche (I secolo), in marmo, riutilizzata in una finestra della chiesa abbaziale.
  • Lastra con iscrizione relativa alla canalizzazione dell'”Acqua Tepula” (1688), in marmo, riutilizzata nella metà del XIX secolo in una finestra della chiesa abbaziale.

 

Sala VI – Epoca degli abati commendatari
La sala, detta anche “delle Grottesche”, è decorata sulla volta con un dipinto murale raffigurante:

  • Storie di Fabio Massimo e decorazione a grottesche (1547), affresco, di Francesco Sala, commissionato dal cardinale Fabio Colonna.

Dal 1462 al 1824, l’abbazia venne sottoposta al regime della commenda della quale rimangono notevoli testimonianze documentarie conservate in questa sala, fra cui spiccano per valore ed interesse culturale:

  • Calice e patena del cardinale Basilio Bessarione (seconda metà del XV secolo), in argento dorato e smalti.
  • Statua della Madonna con Gesù Bambino, detta Madonna delle Grazie (1460 – 1470 ca.), in pietra arenaria dipinta, attribuita a Giovanni di Biasuccio.

 

Sala VII – Riscoperta del Medioevo
La sala documenta i numerosi restauri che hanno interessato il complesso monastico, durante il XX secolo, contribuendo a riscoprire alcuni fondamentali elementi costruttivi e decorativi di epoca medievale.

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