Via Anagnina 4, Grottaferrata (Roma)

 

 

Sono tra le più note catacombe della zona. Il nome deriva dal fato che si trovavano al decimo miglio dell’antica via Latina (oggi all’altezza del km. 6 della Via Anagnina). Famose per l’ottimo stato di conservazione delle due gallerie scavate nel tufo e con soffitto a botte, che si diramano in bracci minori per un totale di 225 metri. Le due gallerie presentano un dislivello di circa un metro, per questo sono chiamate catacombe a doppio piano continuo. Presso l’ingresso è visibile l’arcosolio con un candelabro di marmo utilizzato come pilastro; all’interno sono conservate all’incirca un migliaio di tombe (II-V secolo d.C.), la maggior parte delle quali ancora intatte ed alcune pitture parietali del IV e V sec.. Da notare sono le lastre marmoree poste a chiusura dei loculi, distinte da epigrafi e graffiti, modesti, che indicano il carattere povero della costruzione.

 

VISITE GUIDATE:

Le visite sono a cura del Gruppo Archeologico Latino “Bruno Martellotta”
Si tengono la domenica mattina dalle 10 alle 12.30 e il pomeriggio dalle 16 alle 18.30 (fino al 30 settembre) dalle 15.00 alle 17.30 (periodo invernale)

Altri giorni su prenotazione: +39 348 4066708

Prezzo biglietto 5 Euro intero – 3 Euro ridotto: per gruppi di minimo 15 persone, studenti universitari, persone oltre i 65 anni, minorenni.

 

STORIA

Le catacombe Ad Decimun furono scoperte casualmente nei primi anni del XX secolo mentre veniva lavorata la terra del vigneto sovrastante: infatti in quella occasione, sotto il peso dell’aratro, la terra franò mettendo in luce la scala d’accesso del cimitero. Tutta la zona era già conosciuta dagli archeologi perché ricca di un grandissimo numero di resti antichi appartenuti a grandi ville romane. Nei paraggi delle Catacombe i reperti archeologici sono sempre stati numerosi, tanto da fare intuire la presenza, proprio in quel luogo, di un centro abitato. Questo nucleo urbano è stato identificato dagli studiosi come la “Comunità dei Decimensi”, cioè coloro che abitavano al decimo miglio della via Latina, proprio nel punto in cui essa si intersecava con la via Valeria, oggi chiamata via della Cavona. Gli abitanti, come testimoniano le epigrafi trovate nel luogo, dovevano appartenere ad un ceto medio-basso: forse erano gli stessi contadini che lavoravano la terra nelle ville patrizie adiacenti.

Le Catacombe oggi sono situate nei pressi della biforcazione della Via Anagnina e contengono circa 1.000 tombe risalenti al II/V secolo d.C. che si estendono per circa 250 metri lineari. Si giunge ad esse dopo aver superato un cancello in ferro e dopo aver disceso 27 gradini anticamente rivestiti in marmo, sormontati da una costruzione recente realizzata in laterizio che serve da protezione. All’interno le gallerie sono state scavate direttamente dentro un banco di peperino e presentano due lucernari uno dei quali, posto subito dopo il secondo cunicolo, è molto alto ed è affiancato da un pozzo profondo che, secondo gli studiosi, poteva essere o una cisterna o un acquedotto che riforniva le ville circostanti. Le gallerie presentano tutte un soffitto a botte che anticamente era ricoperto da un intonaco, le cui tracce sono ancora ben visibili. Proseguendo il percorso, ci si accorge che tra di esse esiste un dislivello di circa un metro tanto da essere definite dagli studiosi come “Catacombe a doppio piano contiguo”.

Ma la principale particolarità di questo cimitero è la presenza di un grandissimo numero di epigrafi e graffiti posti su lastre marmoree che servivano a chiusura dei loculi, contenenti uno o più corpi. Tra tutte è degna di nota l’epigrafe detta “del Buon Pastore”, dove, oltre all’iscrizione funebre sulla quale si legge: “Al carissimo benemerente fratello Marciano, Ilaro fece in pace”, sono raffigurati ai lati un Buon Pastore posto tra due palme ed un vaso da cui fuoriescono dei virgulti che nutrono con i loro chicchi due uccelli. Questa necropoli grazie al fatto di essere situata alla periferia della città di Roma si e’ salvata dai saccheggi dei predoni che hanno invece interessato le altre catacombe; per questo motivo rappresentano un sito archeologico di estrema importanza per il ritrovamento di reperti archeologici che molto hanno da raccontare su come avvenivano queste sepolture. Ad esempio grazie all’ottima conservazione dei loculi trovati praticamente intatti si è potuto scoprire l’uso di tumulare uno o più corpi nello stesso loculo per cui si parla di monosoma o di bisoma. Come ogni altra catacomba, anche questa è ricca di “tegule” fittili, utilizzate anch’esse come chiusura dei loculi; esse aiutano con i loro bolli a capire e a conoscere, oltre che la provenienza, la data sia dei materiali che delle tumulazioni.

Nella Catacomba Ad Decimum, sono scarsissimi gli elementi pittorici perché danneggiati dall’umidità e dall’incuria del tempo. Nell’arcosolio detto della “Traditio Legis”, troviamo raffigurato al centro della parete di fondo il Cristo nimbato che alza la mano destra benedicente, mentre con la sinistra consegna un rotolo di leggi a san Pietro che, con la croce sulle spalle e genuflesso, le riceve con le mani avvolte nel pallio. Sul rotolo si può leggere ‘DOMINUS LEG(em) DAT”. A sinistra è rappresentato san Paolo con la spada tra due palme, su una delle quali è posta la fenice. Nel pannello di sinistra è rappresentato il titolare della tomba “BIATO”, panneggiato e posto tra due santi.

Paola Micocci – Fonte: www.abbaziagreca.it

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